L' Altra Vita "Eterna" (The other “eternal“ life)
By Marc Meisfelt Bangkok , December 2006 (1.1)
La mia filosofia (o se volete la mia
ideologia) è appropriata per l’odierno modo di produzione dell’ umanità ( o del
segmento di umanità di cui faccio parte). Sono una sovrastruttura verso il modo
in cui gli esseri umani moderni di origine dell’ Europa occidentale,con
sufficiente intelletto per avere una conoscenza di sé ( coscienza di sé meno
illusioni e credenze superstiziose ), progettano le proprie vite ( lo potreste
chiamare “ modo di produzione “ ma non sono solo beni materiali ad essere
prodotti.
Sono ben consapevole dei limiti insiti nel
definire i miei pensieri come una sovrastruttura. Quando i “ modi di produzione
“ saranno sostanzialmente cambiati nel futuro (nuova qualità che sorga
dall’accumulazione di certe quantità), la mia filosofia, o ideologia, avrà
bisogno di essere modificata.
Un importante cambiamento nel modo di
produzione, posso anticipare, e perciò posso indicare come la mia ideologia
dovrà cambiare. Il punto di svolta sarà quando gli umani potranno produrre ciò
che io chiamo l’altra vita “eterna”.
Gli umani a questo punto della storia muoiono
per incidenti, o guerre, o vittime di un crimine o di catastrofi. Ma
soprattutto muoiono di malattia.
Per decenni possiamo evitare di morire per
guerre, incidenti, crimini o catastrofi. Ma la malattia, che non è altro che un
cattivo funzionamento di un organo (qualsiasi che sia la sua eziologia)
raggiungerà, al livello attuale della tecnologia, prima o dopo ognuno di noi.
Se ce la facciamo a raggiungere i 100 anni, siamo estremamente fortunati.
Nessun essere umano ha mai raggiunto i 150 anni.
Voglio enfatizzare questo: noi non moriamo
perché “il tempo è scaduto”. Non vi è alcun meccanismo cronologico interno o
esterno che determini quanto tempo viviamo. Ogni morte, cosiddetta “naturale” o
da malattia, può condurre, da un punto di vista medico, a certi organi che non
adempiono alle proprie responsabilità nell’ambito dell’organismo.
Il progresso in medicina non è altro che la
nostra capacità di controllare e migliorare anche di più le nostre disfunzioni
fisiologiche, sia che siano causate da germi patogeni, radiazioni, traumi,
cancro o qualsiasi altra cosa.
Tuttavia, le tecnologie mediche in questo
stadio dello sviluppo umano, non possono tenere il passo con la frequenza con
cui il malfunzionamento degli organi si sviluppa quando raggiungiamo un’età
avanzata, e perciò in questo attuale momento storico, gli esseri umani muoiono
mediamente in un’età compresa fra i 70 e gli 80 anni, e lo fanno tipicamente
per un malfunzionamento degli organi.
Ma gli esseri umani stanno recuperando sulla
natura, ed il fatto di riuscire a raggiungere la capacità di evitare la morte
per un malfunzionamento degli organi, è solo una questione di quando avverrà,
non di se avverrà.
Gli scettici ne dubitano. Ma gli scettici
anche 200 anni fa avevano dubbi se saremmo stati in grado di parlare in tempo
reale a gente a migliaia di chilometri di distanza, o di vedere cosa avviene in
una zona di guerra in un’altra parte del mondo dal nostro soggiorno. Ma al
giorno d’oggi, sia il telefono che la televisione sono tecnologie che
consideriamo piuttosto semplici.
Potremmo renderci invisibili ? E’ solo un
altro ostacolo tecnologico, e lo stanno affrontando.
Un dispositivo che nasconde, potrebbe rendere
le persone invisibili:
http://www.theage.com.au/news/world/science-tripping-the-light-fantastic/2006/10/20/1160851137753.html
Per riparare ed evitare l’avaria degli organi
in modo che alcuni esseri umani non muoiano per quella causa, non è impossibile
per principio, sebbene non abbiamo ancora realizzato i dettagli di come farlo.
Ma una volta fatto, dal punto di vista del materialismo dialettico, questa sarà
la più significativa trasformazione di quantità in qualità mai realizzata.
L’elemento quantità è ogni piccolo progresso
nella scienza medica( come comprendiamo un organo e curiamo le malattie ad esso
connesse). Aggiungendo sempre più tecnologie di cura a quel mosaico,
raggiungiamo ad un certo punto, uno stadio in cui siamo così bravi nel curare
ogni malattia nel dettaglio, che diventa un traguardo realistico l’evitare
completamente la morte per avaria degli organi.
E’ allora, quando saremo arrivati ad una
completa nuova qualità, che ci sarà la possibilità della vita “eterna”.
Naturalmente ci sono ancora i limiti cosmologici all’immortalità: che il nostro
sistema solare un giorno imploda, e che un giorno l’universo diventi immobile
secondo la seconda legge della termodinamica. http://www.entropylaw.com/entropy2ndlaw.html
Ma questi eventi sono così remoti da essere
irrilevanti per le nostre vite pratiche.
Tuttavia, per le nostre vite pratiche, fa una
bella differenza se dobbiamo assumere che comunque moriremo a meno di 100 anni
di età, o se abbiamo una realistica chance di vivere centinaia, migliaia o
decine di migliaia di anni.
Dico: una realistica possibilità. Non c’è
garanzia, certamente non per tutti. Anche se il malfunzionamento degli organi
può essere controllato, ci saranno ancora nuove malattie all’orizzonte, e la
gente ancora morirà per incidenti e guerre, o vittime di crimini.
Tuttavia, in un tempo in cui in teoria
possiamo non solo produrre i nostri mezzi di sostentamento e confort, ma anche
la nostra sopravvivenza a tempo indefinito, questo cambio nel modo di
produzione avrà l’impatto più fondamentale mai avutosi sulle sovrastrutture
della società umana (le loro ideologie, inclusi senso della morale e percezioni
in campo sessuale).
I tradizionali venditori di vita “eterna”,
tutte le religioni, saranno quelli che soffriranno maggiormente per questo
cambiamento. Molta gente finalmente passerà dalle religioni e da altre
sciocchezze trascendentali, alla scienza e alla pratica estensione della vita.
La mia ideologia, enfatizzando l’esperienza
sessuale ottimale, seguita da una dolce morte, non sarà anch’essa più appropriata.
Al contrario, una ideologia allora appropriata, sarà focalizzata innanzi tutto
sull’evitare la morte, con tutto il resto posposto a tempi migliori.(in questo
mondo, non in paradiso).
Questo non nega la rilevanza dell’esperienza
sessuale ottimale. Ma la gente, per esempio, sarà meno incline a infrangere la
legge per ottenere soddisfazione sessuale, giacchè i prigionieri avrebbero
probabilmente un peggior accesso alle tecnologie mediche e potrebbero morire a
causa di malattie dalle quali la gente non in prigione potrebbe salvarsi.
Purchè la gente pensi questo, (sarà morta
entro pochi anni ( come hanno ragione di credere oggi ), prendersi dei rischi
sessuali ha molto più senso ( “in ogni caso, presto sarò morto”).
In un mondo in cui l’immortalità sarà un’opzione
pratica, la gente probabilmente metterà più enfasi nell’ arricchirsi, giacchè
le migliori attenzioni mediche saranno a disposizione solo di quelli che
possono pagarsele.
L’evitare la morte sarà probabilmente un
puzzle fatto di diversi interventi medici, e non un singolo evento (come
sarebbe il bere alla fonte della giovinezza). Avrà anche poco in comune con
quello con cui si associa l’estensione della vita al giorno d’oggi (la vendita
di supplementi dietetici senza ricetta da parte di ciarlatani).
Siccome l’immortalità nel futuro non includerà
solo la prevenzione e la cura del malfunzionamento degli organi, ma anche un
aumento della sostituzione degli organi con parti biologiche o artificiali, è
importante sviluppare una chiara comprensione dell’essere umano. In altre
parole: Io chi sono?
Come esercizio, fatemi cominciare da una
ipotetica sostituzione di molti organi standard non solo col trapianto da altri
esseri umani, ma anche con dispositivi artificiali.
Prendete, ad esempio, un piede meccanico, un
rene chimico o un cuore artificiale. Se ognuno di questi dispositivi dovesse
funzionare così come l’equivalente biologico che sostituisce, allora uno non
sarebbe una persona diversa. E’ chiaro che io non sono il mio piede, il mio
rene o il mio cuore.
Il mio essere è solo associato al mio
cervello, le memorie in esso registrate,i pensieri che genera, e la coscienza
che mi permette di riconoscere me stesso.
Quando “l’essere” si è evoluto? I Protozoi non
hanno coscienza di sé, anche se mostrano un comportamento generato verso la
sopravvivenza. La coscienza di sé è una funzione della complessità di un
sistema nervoso che viene in essere come una nuova qualità, una volta che il
sistema nervoso accumula una sufficiente quantità di processi relazionati.
Per sviluppare una giusta comprensione di ciò
che siamo, è importante non vedere noi stessi da un punto di vista solistico.
Invece, la differenziazione è ciò di cui si ha bisogno.
Un elemento di differenziazione l’ho già
introdotto in precedenti articoli: i nostri geni non sono gli strumenti per
propagarci. Piuttosto, i nostri geni utilizzano il nostro organismo, incluso il
cervello, per propagare se stessi, non noi.
Inoltre, la coscienza di sé ci rende possibile
differenziare i nostri interessi da quelli dei nostri geni. Questi interessi
non sono identici.
La differenziazione di noi stessi dai nostri
corpi è un altro passo verso una giusta visione di ciò che siamo.
Ma non possiamo spingerci ad affermare che noi
siamo i pensieri e la coscienza generati dal nostro cervello ( ed anche
certamente che noi siamo un’ immaginaria anima). Giacchè il nostro cervello
include altri elementi: le nostre sensazioni, emozioni, desideri, e sì, anche
la soddisfazione sessuale.
Per questo motivo, scaricare in nostro cervello
su dei computer , non conserverebbe noi stessi. Infatti, per la nostra
soddisfazione, abbiamo bisogno della rappresentazione del nostro corpo, incluse
tutte le sensazioni a cui siamo abituati: vedere con i nostri occhi, ascoltare
con le nostre orecchie, odorare, gustare, toccare e così via.
Arriverei persino a dire che noi stessi
abbiamo bisogno di raggiungere certi stadi di felicità che sono perseguiti
attraverso alcuni mezzi di comportamento. Perciò, raggiungere un orgasmo con un
rapporto sessuale, è meglio che stimolare elettricamente il centro dell’orgasmo
che si trova nel cervello, anche se entrambe le maniere portano ad un identico
rilascio di piacere chimico.
Sostituire degli organi con strumenti
funzionanti non sarà abbastanza. Gli strumenti devono anche essere collegati
con il cervello in modo da fornire le stesse sensazioni positive degli organi
originali.
Questo è un compito enorme, e la tecnologia
medica è lontana dal poter gestire qualcosa di simile a livello di un intero
organismo.
Perciò, anche se un giorno saremo capaci non
solo di trapiantare strumenti meccanici nei nostri corpi, ma anche, nella
direzione opposta, di trasformare i nostri corpi in robot che assomiglino ad
esseri umani e che ci diano le stesse sensazioni dei nostri corpi, siamo certo
ancora lontani secoli, e probabilmente persino millenni, da questa particolare
soluzione.
Tuttavia, le contemplazioni di cui sopra sono
importanti per darci un’idea di noi stessi, da contrapporre a ciò che non è
parte di noi, che include, anche se sembra strano,il nostro corpo.
Penso che molti siano d’accordo che, in linea
di principio, ad un certo stadio dello sviluppo umano, sarà possibile il
raggiungimento dell’ immortalità ( la mortalità da decadimento degli organi
posposta di migliaia di anni), ma non avrà nulla a che vedere con l’imbroglio
degli attuali esperti di estensione della vita, giacchè sarà uno sforzo
enormemente complesso e pieno di complicazioni.
Così, per le future generazioni, non saranno
necessarie davvero per lungo tempo le modifiche alla mia ideologia, che ho
sottolineato per la possibilità di evitare di morire per decadimento degli
organi.
Nel frattempo, ciò a cui dobbiamo aspirare è
l’ottimale esperienza sessuale per tutta la nostra vita, e, dopo, una dolce
morte.
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